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Gerusalemme a Roma

di Manuela Borraccino
tratto da “Rivista Terrasanta luglio-agosto 2014” Edizioni Terra Santa, Milano.

Le chiavi di san Pietro, la spada di san Paolo. Le statue dei due Apostoli dominano imponenti l’emiciclo berniniano a Roma. Varie volte all’anno i cattolici di tutto il mondo rivolgono lo sguardo verso questo luogo, dove l’architettura stessa evoca il centro della Chiesa e l’abbraccio all’universalità dei popoli. Eppure non fu a Roma, bensì a Gerusalemme che nacque il cristianesimo.

La monumentalità della Roma barocca da una parte, il disordine quasi abbandonato all’incuria del Santo Sepolcro dall’altra, sembrano rivelare al pellegrino come sia caduta nell’oblio la preghiera di Gesù: «Ut unum sint… che siano una cosa sola». Ma Roma ha forse dimenticato Gerusalemme?

Quale evoluzione ha condotto la Chiesa a «occidentalizzarsi» attraverso l’affermazione del primato del vescovo di Roma, cercando allo stesso tempo di recuperare la legittimità originaria ed il legame con Gerusalemme attraverso l’archeologia, l’architettura, i pellegrinaggi, le narrazioni, la lotta per la custodia dei santuari? Con quali implicazioni spaziali, liturgiche, artistiche?

Nel dossier che vi presentiamo abbiamo tentato di ricostruire con le voci di alcuni fra i più autorevoli esperti la genesi della Chiesa di Roma, il ruolo centrale della prima memoria della Croce nella chiesa detta Hierusalem ed il crescente interesse per la Terra Santa. Fino a riprodurre l’Anastasis e a disseminare di memorie del Santo Sepolcro innumerevoli luoghi dell’Europa e del Mediterraneo. Memoria di una Tomba vuota e ricerca di un contatto con l’Invisibile.

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